A brevissimo una raccolta delle mie fatiche sul racconto in attesa di qualcosa di più corposo.
Volevo uscire solo in ebook, ma l'ISBN passa sempre dal cartaceo. Pazienza, vuol dire che i tempi ancora non sono pronti.
Dannato KOBOL e Tablett.
Ma ho trovato la soluzione. Solo ancora un po' di pazienza e scoprirete tutto.
MAGGIO 2014
Eccolo! ISBN 9788891136862
Titolo: JONATHAN E GLI ALTRI
Edito da YOUCANPRINT (www.youcanprint.it)
per ora in cartaceo e prestissimo anche in ebook pure per Kobol.
Sono 9 i racconti contenuti in tre sezioni: La natura "umana"; Storie di Uomini; Donne dietro l'angolo.
Nulla di erotico, ma bello da leggere, sorridere e riflettere.
Giusto ieri pomeriggio ho assistito assieme a tante altre persone alla rappresentazione di "EL SBREGATONEGHE" , versione cabarettistica del mio AVEMANIA, contenuto in questa raccolta.
Buona lettura in attesa di...
No per quello dovrete attendere. Fine anno? Non dipenderà da me.
domenica 30 marzo 2014
domenica 22 dicembre 2013
CARO AUTORE
Rendo qui pubblica una lettera a me indirizzata da una non nota casa editrice (Ogni riferimento è quantomeno casuale):
Sieda comodo e aspetti che la contattiamo noi: ogni suo tentativo di richiedere informazioni sullo stato di avanzamento lavori la farà retrocedere di 1000 punti spesa da Mc Donald’s e tutti i suoi buoni benzina YOU & ENI detratti direttamente dalla Sua AGIP Card, la cui convenzione prevede la possibilità di uno sconto sulla redazione della cartella stampa.
Gentile Autore,
nel ringraziarLa per l’invio
del manoscritto vorremmo sottoporre alla Sua attenzione alcune riflessioni:
il suo è solo l’x-millesimo tomo che riceviamo,
ma senza impaurirci davanti alla mole di lavoro, troveremo anche il coraggio di
leggerlo e valutarlo;
il mercato assorbe si e no uno o due best
seller l’anno e quasi sempre da autori che già hanno faticato e fatto lunga
gavetta per riuscire a compiacere molti gusti letterari allo stesso tempo;
sempre nella speranza e attesa che si presenti
anche a noi una buona occasione, stiamo mettendo a punto tecniche e motivazioni
che spingano qualche buon tempone a fingersi ghost-writer;
il marketing e la promozione di qualsiasi opera
scaturita da ingegni e fantasie spesso affette da mali non ancora riconosciuti
costa tanto quanto approntare un missile per il lancio di una sonda spaziale
delle telecomunicazioni e noi siamo si e no armati della fionda di Davide
contro Golia, quella originale s’intende;
la Sua coscienza di artigiano probabilmente le
ha suggerito di presentarsi con umiltà e volontà di sottostare alle nostre
regole e giudizi, mentre la bramosia di fama e successo la spinge all’alterigia
e alla prosopopea;
le poche persone che hanno letto il suo scritto
in anteprima le avranno dato parere favorevole, ma sono quasi certamente tutti
amici e parenti suoi con scarsa formazione scolastica;
infine
la perdita dell’ultimo posto di lavoro, da precario, le impone guadagni in
grado di sostenere la sua numerosa prole, moglie casalinga per forza maggiore ma
anche per dedizione compresa.
Tutto questo per noi giustifica
una strettissima scelta delle pubblicazioni, sia per qualità che per quantità.
Essendo poi che la cultura è un bene di massa e in quanto tale non più
apprezzabile e che la scrittura non è più elitaria, andremo a ricercare il
messaggio che lei vorrebbe eventualmente riferire al pubblico mondiale con il
lanternino da Sofocle.
Qualora ritenessimo che quanto
da lei consegnatoci valga, la sottoporremo a uno stressante e impegnativissimo
lavoro di editing e revisione per stravolgere quanto da lei ideato e farlo
diventare un commercial per lettori
compulsivi. E andremo avanti con trailer e video-letture, con presentazioni e
comparsate in trasmissioni popolari del lunedì pomeriggio, stralci su internet
e recensioni del Signor Rossi.
Se non basterà, programmeremo
uscite nei vari mercatini di Natale di tutto l’Alto Adige con Lei in abiti da
Befana con la gerla sempre piena di copie omaggio che non compariranno mai nelle
sue statistiche di vendita. Chiaramente le verrà vietata in tale occasione la
consumazione di grog, vin brulé, panettone o torrone, neppure morbido e le
spese di trasferta saranno a esclusivo carico suo.
Per quanto alle librerie, Le
faremo pervenire ogni settimana presso il suo indirizzo di residenza un bancale
di copie da distribuire porta a porta, sempre a suo carico.
Quindi si metta pure comodo in
poltrona e cominci a rispondere alle domande FAQ che abbiamo predisposto sulla
sua pagina Facebook con sistema T9, sola versione giapponese.
Sedendo aspetti che le inviamo
il nostro contratto capestro con royalties dello 0,0001% sulle vendite dei
primi due anni e accredito sul Suo conto solo a sei mesi dopo la fine di tale
periodo e non al di sotto dei primi 10.000 Euro.
Si sieda e sogni di venir
intervistato da David Letterman via satellite o convocato via telefono in
udienza pubblica da Papa Bergoglio al quale regalerà una copia con copertina
cartonata rivestita in pitone e rilegata in oro con scritte in platino e
diamanti. Naturalmente da Lei autografata solo in presenza di Sua Santità nella
Sala Nervi con una Mont Blanc Elite - Exclusive Selection.
Non si addormenti però, perché
potrebbe sempre videochiamarLa Barbara d’Urso per chiedere la sua opinione sul
lato B di Belen Rodriguez o Bruno Vespa.
Non si spaventi nemmeno se
alla sua porta invece si presentano gli Avion Travel o Miguel Bosè che le
offrono un loro concerto di tre giorni, vitto e alloggio inclusi, con permesso
24/24 di seguirli nel loro backstage e persino sul loro camper.
Non le capiterà di ricevere di
certo Staffelli con un tapiro o Mingo che le porge un provolone grosso il
doppio di Fabio e Luca Abete con una pigna che le arriverà in testa. Abbiamo
già allertato la redazione di Striscia per un possibile futuro plagio di pregio
e ci hanno subito comunicato la loro disponibilità, assieme alla CODACONS, a
stare sul pezzo. Militello sta già contattando varie sezioni Ultras della Sua
squadra del cuore per approntare striscioni appositi da esporre in occasione
del prossimo derby che verranno poi linkati su You-Tube.
Sieda comodo e aspetti che la contattiamo noi: ogni suo tentativo di richiedere informazioni sullo stato di avanzamento lavori la farà retrocedere di 1000 punti spesa da Mc Donald’s e tutti i suoi buoni benzina YOU & ENI detratti direttamente dalla Sua AGIP Card, la cui convenzione prevede la possibilità di uno sconto sulla redazione della cartella stampa.
Attenda… che la sua copia
cartacea con i preziosi appunti dettati da Camilleri in persona non le venga
più restituita, nemmeno con spedizione raccomandata espresso tramite corriere a
suo carico, ma che noi provvederemo a pubblicare subito dopo la sua morte.
Tutto questo poi lo potrà
avere senza l’esborso di un millicentesimo di Euro.
Cordiali saluti.
Dr. Alberto Gattaro
Direttore
Responsabile – Collana “I Gufi”venerdì 6 dicembre 2013
FOLLIA QUOTIDIANA
I ragazzi, di qualunque età, scatenano la loro gioia, i loro
problemi e le loro ansie nel cortile della scuola. Lì ne succedono di storie,
ordinarie, brutte o belle. O folli per un coraggio civile che dovrebbe
splendere negli animi di ciascuno. C’è molta diversità di etnie che si riversa
con qualsiasi tempo a prendere una boccata d’aria nel quarto d’ora di
intervallo, gruppi nemici in patria che qui, da profughi o immigrati,
perseverano nelle loro lotte ataviche.
Bisogna fare molta attenzione che non si venga alle mani,
che il limite non venga superato, che non ci siano danni né a cose né a persone.
Occhi vigili e silenziosi seguono una panoramica di 200 gradi con
circospezione. E registrano.
Loro lo sanno, ma non gliene importa. Loro hanno solo una
meta: la supremazia sugli altri.
Mario, professore di italiano alla Media “PASCALE” sta
volentieri di sorveglianza durante la ricreazione, soprattutto quest’anno, con
la collega di inglese, una italo-canadese arrivata da lontano e ancora molto disorientata,
in giro, ritenendo la pausa un’unica se non rara occasione per qualche timido
approccio.
Anche quel giorno i soliti facinorosi si fiondano sul ring,
circondati da tifosi e bookmaker in erba. Le scommesse sono a base di merendine
e qualche doppione di figurina. Al massimo una ricarica da 5 Euro o copia
crackata del videogioco di moda. Il backstage si affolla di fan di Twitter e
Facebook che agitano indisturbati i loro pollici sulle tastiere. Sembra tutto
tranquillo in una primavera che ha deciso di irrompere tra i rami e le case.
I due capi “cosca”, Roman il serbo, quindici anni, ancora in
seconda e Ivan, croato, tredici, della terza E, si fronteggiano proprio al
centro del parcheggio interno con sguardi minacciosi. Mario se ne accorge, ma
vuole vedere dove i due vogliono arrivare. Si avvicina con nonchalance,
soprattutto per ascoltare. Invece raccoglie solo sguardi e trova nei loro occhi
tutto l’odio che generazioni hanno covato nei secoli, tra guerre e dittature. Percepisce
la tensione e si irrigidisce. Ora tutto può succedere al volo di una mosca. Non
un muscolo si sposta. Non una carta vola. Da lontano solo il contatore e il suo
tichettio alla rovescia.
In quei pochi metri quadri il destino fa il suo gioco. Null’altro
interessa. Si attende il momento buono. Loro lo sanno quando arriva.
Al trillo della campanella per il rientro scattano fulminei
sciabolando i loro svizzeri a serramanico celati in un taschino. Mario li
sorprende e agguanta i polsi di ognuno con presa salda e stretta. Uno sguardo a
destra e uno a sinistra, mentre il pubblico si dilegua.
Pauline, la prof, lo fissa e non riesce a muoversi dal
posto, intralciando il passaggio del Preside precipitatosi a dirimere una
questione che ora non esiste più, per lo meno nella sua manifestazione fisica. I
coltellini cadono, i contendenti spariscono nelle rispettive classi, sicuri di
venire interrogati nelle materie successive o sottoposti a compito in classe non
annunciato con tema unico. I bookmaker intasano i bagni per fare i conti in
tranquillità.
Mario rimane immobile, come qualcuno che viene beccato sul
fatto. Il preside lo raggiunge e lo convoca nel suo ufficio. Subito,
immediatamente è il comando. Bisogna obbedire, pena nota sospensiva.
La vergogna gli si legge in faccia: ha osato intromettersi.
Pazzo. Perché. Cerca il contatto visivo con Manuela, la segretaria, che non ha
il tempo di alzare la testa dalle fatture e dai verbali da trascrivere. Solo
davanti al suo superiore, non sa come giustificarsi. Sarebbe facile se le sue
motivazioni venissero riconosciute, ma il preside vuole disciplina soprattutto
dagli insegnanti.
“Disciplina vuol dire essere autorevoli senza immischiarsi,
senza mettersi in mezzo o rimetterci le penne. Quel pericolo è scontato che un
giorno o l’altro viene a cosa, ma per ora cerchiamo di non soffiare sulle braci,
capito?”
Il discorso rotola. Mario a stento trattiene l’impulso a
rispondere, a dirgli che ci vuole coraggio. Sì coraggio, quello delle proprie
azioni in favore del bene, della pace, dell’armonia e anche, sì, anche dell’integrazione.
Invece tace e gli si arroventano le guance. Il preside lo
guarda da vicino, troppo vicino, in attesa di reazione. Non se la meriterebbe e
poi tutto tempo sprecato con quello, un rifiuto della mafietta locale, un
debole dalla mediocrità supersonica che arranca aggrappato alle sue relazioni
importanti, rimanendo sempre portaborse.
Una nuova sconfitta: anche stavolta ha vinto la falsa
moralità del “non è successo nulla”. Forse sarà anche stato uno scherzo tanto
per far arrabbiare qualcuno. E ci riescono appieno.
Nel tornare al suo lavoro Mario passa accanto all’aula dove
Pauline sta facendo lezione. Parla nella sua lingua madre e la voce risuona
armoniosa. Sarebbe naturale tornare alla normalità lasciandosi alle spalle un
fatto senza conseguenze apparenti.
Il coraggio a volte sorpassa in curva la rabbia per
l’ingiustizia e spinge la gente ad azioni più pericolose di quelle che
vorrebbero spegnere. Mario non è il colpevole, ma si sente tale.
Dover subire umiliazioni o solo ramanzine per aver
dimostrato di voler porre fine a una stupida diatriba tra ragazzini prima che
succeda qualcosa di cui ci si potrebbe poi pentire. Questo lo distrugge. La
rabbia sale mentre scende gli scalini d’uscita. Andarsene da quel luogo, da
tutto e da tutti. No non da Pauline che forse capirebbe.
Lei lo osserva come sempre dalla finestra del primo piano
che dà sul cortile. A Toronto ha assistito a molte altre scene di violenza, ma
nessuno aveva mai osato in quel modo. Nella sua mente solo un pazzo lo avrebbe
fatto. A proprie spese.
sabato 26 ottobre 2013
AVE MANIA
“…Buon Giorno, cari cristiani. Diamo inizio alla nostra giornata con
l’ascolto della Santa Messa …”
Ecco, ogni mattina questa è la mia sveglia: messa e dopo rosario e poi
il vespro …
Quando ero piccolo le preghiere le dicevano le donne che in casa non
avevano niente da fare, andandosene in Chiesa per tutti, lasciando lavorare gli
altri in pace.
Mia moglie invece prega anche quando stira! Per fortuna camicie e
pantaloni vengono sempre perfetti. Sarà forse per abitudine o pratica anche…
Non ho un minuto di silenzio e sono obbligato a isolarmi con dei tappi
nelle orecchie come una bottiglia di quello buono.
Il prete dice la domenica: ”andate in pace che la messa è finita”, ma
se sapesse che da me la pace non c’è più proprio per le sue funzioni!
Almeno pregasse in silenzio! Forse i frati la saprebbero indottrinare,
ma lei non vuole andare in convento. Mi risponde che non ha peccati da scontare
… e intanto passa l’Ave Maria a ogni ora
dalla radio, dalla televisione …
E allora mi tocca pregare a me il padre terno che se la prenda, ma mi
sa che quello non la vuole e me la lascia proprio perché ha paura che anche
lassù… e dato che ci starebbe per l’eternità, quella sarebbe benissimo capace
di continuare indisturbata.
Non posso che restare qui, prigioniero di questa mania. Sono in pensione,
ma al bar non ci posso andare che le voci girano. Ma non poteva prendere
l’Alzheimer o altro? Per lo meno avrebbe un’attenuante, o rimaneva insemenia
per una ragione.
Ogni altro giorno poi in pellegrinaggio: al Santo a Padova, al Monte
Berico, a Praglia una domenica sì e l’altra anche. E io non posso stare a casa
che “Devo” andare con lei!
D’estate, quando si potrebbe godere di un po’ di sole, anche solo a Sottomarina,
via a Medjugorie. Ogni anno! Ho chiesto al parroco se fosse possibile almeno
cambiare destinazione, ma lui, inflessibile:
“Non si può, che siamo convenzionati”
Avrei provato con Lourdes che forse lì la Madonnina mi faceva
diventare storpio, scemo o … sordo.
Ma cosa avrei fatto io per…
Mi hanno sempre detto di non sposarla, quella lì, strega e matta.
Adesso mi liquidano con “hai voluto la bcicletta, Bepi, allora adesso pedali!”
Non riesco a sopportarla e venderla non si può. Ammazzarla! Ah, quanto lo vorrei… ce ne sono tanti che lo fanno,
perché non io! O mandarle qualche fattura… no poi arriva a me il conto, e giù
soldi!
“AVE MARIA, PIENA DE GRASSIA…” No, di tante preghiere nemmeno una è
stata esaudita. Anche i Santi in Paradiso hanno orecchie da mercante?
Così siamo ridotti in questa famiglia.
Sono andato all’Amplifon, ma mi hanno detto che il mio udito è quello
di un giovanotto. Ho provato pure all’Enel, ma mi rispondono che se non ci sono
fondati motivi, la corrente non la staccano. Allora sono andato da mio nipote
che con le radio ci traffica da un po’. Lui mi ha detto che Radio Maria si
prende anche in Streaming. Cosa? Stremi? Con il computer, nonno! Mi ha gridato
dietro. E comunque nei negozi le radioline a pile non costano tanto, poco più di
un caffè.
Quando siamo stati a Roma che era morto da poco l’altro papa, mi ha
fatto vedere una scatoletta parlante che ripeteva il rosario.
“È per quelli che stanno a letto o non si reggono in piedi o non
possono andare in chiesa. Solo Pater e Ave, purtroppo”
Anche troppo dico io. E per fortuna non gliela ho presa perché
altrimenti la teneva accesa anche di notte… e addio sonno. Certo meglio del
russare, ma…
Veramente non so più cosa fare. È il mio inferno, la mia croce. E poi se me ne vado prima io?
“AVE MARIA, AVE MARIA, FA’ CHE QUALCUNO SE LA PORTI VIA!”
Poi
qualche goccia al mattino nel caffèlatte, aumentando l’effetto del latte. A
mezzogiorno nella minestra e la sera nella verdura. Lei si lamenta sempre….
Si,
questa è la soluzione: poi vado a chiamare il medico e resto fuori due ore;
aspettiamo la bulansa e ne passa ancora una. Poi al pronto soccorso,… sempre
che la prendano.
Sì
dai, almeno lì è sorvegliata e me ne sto tranquillo per qualche giorno. Poi coi
medici ci parlo io e ci dico le cose. Magari le prescrivono anche pillole: sonniferi,
tranquillanti…
E
se non basta, giù col bastone.
Se
non basta… dovrebbero bastarle una notte o due in penitensa sul cerchio a
cantare le sue litanie. Poi cosa vuoi che mi accusi: di averla mandata a….?
Poi
, poi… chiamerò Gigi, il mio amico, che col suo tratore va sempre in serca di
concime biologico. E più bio di quello! Ecco sistemato. Tanto quelle pompe le
dovevo far venire lo stesso che è un po’ che non svuotiamo.
E
per farla stare buona la chiudo dentro e stacco pure la corente che non
funsioni manco la ventola.
Ave
Mania, Madonina mia, fa che la spussa se la porti via!
lunedì 14 ottobre 2013
Varie Fiammelle
Simili a
Mammelle
Nutrono
Sgusciano
Si torcono
E
avviluppano
Attorno a
ceppi incandescenti
Illuminano,
scalpitano, gridano
Distruggono,
sfavillano, spargono scintille
Sorretti da
possenti alari
Salgono fino
al cielo
Crescendo
spaventose
Trasudano
fatica
Per
ripiombare a terra
Spinti da
razzi incandescenti
Che
raggiungono pianeti lontani o solo l’infinito
Scoloriscono
al tramonto
Per
rischiarare la notte dei pensieri
Per
riscaldare cuori affranti
O unire vite
solitarie
Piccole
fiammelle vanno per la città
A segnare il
cammino di domani.
Cenere ne
resta che poi vola via col vento.
Grandi Magnolie
All’ombra di grandi magnolie
Stordite da troppa secchezza
Di un’estate non comune
Volto pagine di bianco e nero
Cercando verità
Che altri hanno trovato
Sotto magnolie
Fiorite e odorose
In dolce compagnia
Di pensieri positivi
Alto il successo di quei versi
Che vado inseguendo
Oltre le cime di magnolie mozzate
Per una stagione non proprio comune.
mercoledì 25 settembre 2013
NON SEMPRE UN CONCORSO...
porta a venir pubblicati senza essere entrati nella rosa dei selezionati.
Avevo partecipato alla selezione del primo concorso "Viaggi di versi" indetto quest'estate dalla Casa editrice PAGINE di Roma con poca speranza, scegliendo però il mio cavallo di battaglia, ovvero DI MEMORIA IL MALE che potete leggere anche in queste pagine e che è già stato oggetto di diversi reading.
Mi contattano dalla redazione a inizio settembre comunicandomi che il pezzo era piaciuto e che in occasione di una prossima pubblicazione con una rosa ristretta di nomi, sarebbe potuta essere inserita assieme ad altre composizioni mie.
Ho accettato un po' titubante e dubbiosa sul fatto che mi si richiedesse un piccolo contributo.
Ho accettato perché le condizioni erano favorevoli e perché mi faceva piacere avere uno spazio mio, per i pezzi migliori anche se solo per tre mesi, per pubblicare su larga scala qualcosa in cui credo, pur restando intestataria dei diritti.
Ho accettato perché... mi piaceva l'idea di essere affiancata ad altre persone che coltivano la mia stessa passione e per il piacere di vedere il mio nome - narcisisticamente parlando - sulla copertina ufficiale di un opera a più mani.
Ora si compie il primo passo ovvero l'offerta sul canale YOUTUBE della CE del video di "Celi di marzo" che troverete al seguente indirizzo:
Avevo partecipato alla selezione del primo concorso "Viaggi di versi" indetto quest'estate dalla Casa editrice PAGINE di Roma con poca speranza, scegliendo però il mio cavallo di battaglia, ovvero DI MEMORIA IL MALE che potete leggere anche in queste pagine e che è già stato oggetto di diversi reading.
Mi contattano dalla redazione a inizio settembre comunicandomi che il pezzo era piaciuto e che in occasione di una prossima pubblicazione con una rosa ristretta di nomi, sarebbe potuta essere inserita assieme ad altre composizioni mie.
Ho accettato un po' titubante e dubbiosa sul fatto che mi si richiedesse un piccolo contributo.
Ho accettato perché le condizioni erano favorevoli e perché mi faceva piacere avere uno spazio mio, per i pezzi migliori anche se solo per tre mesi, per pubblicare su larga scala qualcosa in cui credo, pur restando intestataria dei diritti.
Ho accettato perché... mi piaceva l'idea di essere affiancata ad altre persone che coltivano la mia stessa passione e per il piacere di vedere il mio nome - narcisisticamente parlando - sulla copertina ufficiale di un opera a più mani.
Ora si compie il primo passo ovvero l'offerta sul canale YOUTUBE della CE del video di "Celi di marzo" che troverete al seguente indirizzo:
a cui seguiranno le indicazioni per il sito a me dedicato e le coordinate dell'antologia che segnalerò tempestivamente non appena me le comunicheranno.
Mi auguro possa piacere a molti, nella semplicità e autenticità espressiva.
Grazie in anticipo a quanti vorranno apprezzare tutto questo.
lunedì 10 giugno 2013
DIVERSO SARO' IO
AMARE DIVERSO
- Steve, dimmi: tu sai amare?
- Perché non dovrei?
Steve a Diana sono seduti come loro solito sulla panchina del parco. Lei vestita come d’inverno con il cappotto lungo e un fazzoletto stretto attorno al viso; lui invece casual e una giacca primaverile poco vistosa.
Adorano passare ore a discutere di politica, di attualità, di filosofia, di lettere. Si sono conosciuti per caso un pomeriggio di primavera dove il rinascere della natura aveva rallegrato il cuore di Steve, innamorato da sempre della vita e da poco di Robert, il suo compagno. Diana invece piangeva solitaria, con l’esito del Gravindex tra le mani: positivo.
Steve viveva ancora da solo all’epoca, ma alla vista di quella fanciulla così afflitta da una notizia insolitamente non desiderata, non ci pensò due volte invitandola a casa sua a bere un tè.
“Vedi, questo figlio non è di mio marito. Ho cercato consolazione tra le braccia di un altro. Il mio consorte è più forte di me. Non me ne posso andare. Lui mi troverebbe anche in capo al mondo. Tu non sai cosa mi farebbe poi…”
Steve le stette accanto con amore fraterno anche quando, per le botte durante l’ennesima lite, Diana cadde per le scale e perse quel povero nascituro. Non la lasciò nemmeno quando l’altro, quello con il quale si era consolata, saputo del problema, la piantò senza nemmeno salutarla.
“Maledetti uomini! Maledetti!“ Imprecò Diana, sfogando la sua rabbia davanti all’assistente sociale che, allertata dai medici, cercava di convincerla a rivolgersi alle autorità o per lo meno denunciare il marito. L’avrebbero aiutata a farsi un’altra vita, le avevano assicurato. Le nuove leggi appena approvate lo permettevano, ma Diana fu irremovibile.
“Vuoi fare la vittima tutta la vita?” ribattè Steve a quel racconto.
“Ho altri figli a cui badare. Non voglio che loro ne vadano di mezzo.”
“ Ma lo sono già!”
Diana era testarda e cocciuta, ma in fondo anche una buona madre: se li sarebbe portati nell’aldilà se non avesse visto altra via d’uscita. Per questo bisognava sorvegliarla.
Anche Steve non era da meno e nel tempo libero si mise a pedinare il marito di Diana scoprendo che questi aveva loschi traffici illegali. Diana lo sapeva e per lei quello era un motivo di preoccupazione in più: se qualcosa fosse successo, se qualcosa fosse andato storto, la avrebbero di sicuro presa in ostaggio e Dio solo sa cosa non avrebbero potuto fare, a lei e i due bambini.
Non aveva amiche né parenti che la sostenessero, perché considerata persona non degna. Eppure Diana era di cuore semplice e a modo suo anche onesta e sincera.
Forse lei era solo troppo debole per riuscire ad alzarsi e combattere.
Con Steve era diverso: con lui si sentiva a suo agio, considerata persona e basta. Non c’erano rivalità tra di loro e interessi in comune ne avevano più di uno. Con Steve accanto dimenticava ogni dolore, fisico e morale. Sembravano conoscersi da una vita.
Diana era Buddista e Steve era “miscredente”, come amava definirsi, ma la religione non era motivo di diatriba. Ognuno era libero di credere o meno, di praticare o seguire riti e pratiche religiose, così come a ogni elezione, democratica lei, conservatore lui, ognuno seguiva nella segretezza dell’urna i propri convincimenti.
La gente cominciava però a sparlare di quella coppia così male assortita e se non fosse stato chiaro che Steve stesse assieme a Robert, avrebbero perfino giurato che lui fosse un distruggi famiglie.
Dietro le ombre scure di Diana però, c’erano altri motivi: il marito le imputava delle incompetenze ogni volta diverse, errori sempre più gravi, delle dimenticanze banali, delle sviste e noncuranze evidenti. Ma era per Amore e per quello lei doveva sottostargli.
Quel pomeriggio ne parlano a lungo: della terapia di coppia, di divorzio, di trovare riparo e protezione per sé e i bambini. Le soluzioni a quella situazione se ne contano a decine. Diana col tempo si era aperta all’aiuto di Steve e talvolta tornava a casa convinta di aver preso una decisione. Poi la sola presenza del marito la distoglieva dal perseguire ogni intento.
Di volta in volta si era fatto largo anche il dubbio che la vita che conduceva fosse ancora tollerabile.
A quel punto si lascia coinvolgere da una discussione alquanto bizzarra secondo Steve.
“Sai cosa ho pensato in questo periodo?”
“No, dimmi.”
“Hai pensato a qualcosa in particolare?”
“ Oh si: qualcosa di veramente forte, ma ho bisogno del tuo aiuto.”
“Sono qui per te.”
“Semplicemente tenere i bambini per qualche ora.”
“Tu?”
“Non ti preoccupare. Me la saprò cavare.”
Ecco, proprio la frase che Steve non avrebbe mai voluto sentire. L’ansia e la preoccupazione nei suoi riguardi aumentarono, ma come fermarla? Dirle di no era ormai pressoché impossibile e sarebbe stato come tradire la sua fiducia, il suo affetto.
Robert avrebbe capito, anzi sarebbe stato felicissimo di poter essere complice. Steve acconsente assicurando la massima discrezione.
Il pomeriggio successivo si incontrano di nuovo al solito posto, al parco. I bambini hanno sulle spalle i loro zainetti della scuola insolitamente pieni e pesanti. Steve non fa domande e loro lo seguono salutando la mamma con il sorriso triste di chi è consapevole che il futuro avrebbe preso una piega inusuale e forse triste.
Diana é preoccupata ma decisa. Questa volta si sarebbe ribellata al proprio destino. Aveva già pianificato tutto.
Attende il rientro del marito seduta in preghiera nel salotto profumato da mille candele votive. Al suo arrivo non si volta nè gli va incontro. Lui pensa che la moglie sia impazzita o voglia solo fare un altro figlio per salvare il matrimonio. Quando le è di fronte inizia a interrogarla sui motivi di quella scena aumentando il tono della voce e alzando le mani su di lei.
I vicini, ormai abituati a quei rumori, non si scompongono nemmeno quella sera, alzando semplicemente il volume del loro televisore.
Diana se ne sta così, impassibile alle urla e le bussate del marito che non riescono a scalfirla né a farla desistere dal suo intento. Ribellione pacifica, l’aveva chiamata, una silente richiesta d’aiuto, disperata, esasperata dal tempo e dai modi di lui.
No non era Amore quello, pensa. Non lo poteva essere, perchè manca il rispetto e l’affetto, la cura, la protezione.
Diana lo lascia sfogare, ma reprime la sua rabbia contrapponendola alla relazione con Steve che, anche se non avrebbe mai potuto avere un lieto fine, è una certezza che l’aspetta fuori da quell’incubo.
Nel frattempo Steve, Robert e i figli di Diana sono occupati a preparare la cena. A qualche chilometro di distanza il sentore di eventi infausti è presente nei timori degli adulti, intenti solo a distrarre i più piccoli. Dovevano aver fiducia, anche se avrebbero preferito stare più vicino alla donna, essere presenti anche fisicamente.
Le ore passano e non giunge alcun segnale. L’ansia e l’angoscia sono al massimo. Bisogna andare a vedere cosa sia successo. Messi a dormire i bimbi sul divano Steve prende l’auto per dirigersi verso la casa di Diana. Durante il tragitto si chiede cosa poteva fare o cosa avrebbe fatto se…. No, non voleva pensarci.
Allertare le autorità magari a vuoto non sarebbe stata la miglior idea. “Prima devo verificare di persona”, si disse per calmarsi un po’. Giunto sul posto si reca dal custode e chiede se avesse sentito nulla di anomalo da quell’appartamento. Gli risponde che c’era stata la solita lite, forse un po’ più aspra del solito, ma da mezz’ora non si sentiva più nulla.
“ Più nulla? Presto, saliamo e speriamo che qualcuno ci apra”.
Steve e il custode salgono al terzo piano saltando i gradini a due a due e giungono al pianerottolo col fiatone. I televisori dei vicini echeggiano ancora ad alto volume, ma altro non si ode. Bussano all’interno di Diana. Silenzio. Riprovano senza risultato.
In fondo al corridoio una porta si apre per richiudersi subito dopo.
Sguardi indiscreti e curiosi si percepiscono al di là di altre porte che rimangono chiuse. Silenzio.
Il custode decide di chiamare la polizia vedendo il viso di Steve che si era spacciato per parente, diventare verde dalla rabbia repressa e dalla espressione di chi sia in procinto di saltare.
Steve non attende oltre. Quel silenzio per lui è un bruttissimo segno e lo fa capire al custode.
Anche le autorità danno il loro benestare per sfondare la porta. Un’ambulanza e una pattuglia sarebbero arrivate di lì a poco.
I due uniscono le forze e dopo un paio di tentativi riescono ad aprirsi un varco. Le candele ardono ancora, sparse ovunque, ridotte al minimo o sul punto di spegnersi.
Odore di rosa si spande in tutti gli ambienti in varie sfumature. La luce è staccata per un relé saltato.
Cercano in ogni stanza e per ultimo in bagno….
Diana è seduta sul bordo della vasca, con lo sguardo perso, assente. Il marito sdraiato nella vasca ripiena d’acqua e con il rubinetto della calda aperto al massimo. Le sue braccia penzolano fuori, il capo piegato su un lato.
Il custode capisce e, preso un asciugamano, chiude il rubinetto. Steve abbraccia Diana desideroso di portarla fuori, via da quell’incubo, da quell’ orrore
Dalla finestra il lampeggiante blu dell’ambulanza. Il custode sparisce dalla porta per andare a fare strada alle autorità.
Con un soffio di fiato Diana sussurra all’orecchio di Steve:
“Vedi, che ti dicevo? L’ho fatto per Amore. Tu ne saresti stato capace?”
A Steve mancano le parole. Non riesce nemmeno a pronunciare quel “ma io veramente…” che gli era balenato poco prima. Se ne sta lì, muto e contrito sorreggendo Diana con il suo abbraccio.
Arrivano i soccorsi, ma non possono far altro che constatare la morte del marito di Diana.
“Una tragica fatalità, spiegò lei: il fon le cadde nella vasca ancora acceso, proprio quando il marito stava alzandosi per uscire. Cadendo deve aver battuto la testa e non si è più rialzato”.
Le autorità le credettero, stranamente e il caso fu archiviato.
Qualche mese dopo Steve le annunciò il suo matrimonio con Robert e le chiese di fargli da testimone.
“ Non lo so. Scusa, devo pensarci”.
“ Ma come, tu , la mia migliore amica, quella a cui io ho fatto da complice…”
“No, non è per quello. Non so ancora se tu sai amare!”
Il racconto avrebbe potuto partecipare al concorso del Forum PESCEPIRATA indetto il mese scorso, ma già i primi due in lizza erano di gran lunga di qualità superiore.
Andateli a leggere nella sezione dedicata su www.pescepirata.it/aspiranti_scrittori/
giovedì 30 maggio 2013
PIETRE SONANTI
Echi atavici
Vibrazioni aeree
Tocco dell’anima
Melodie essenziali
Sensi rapiti
Significato negato
Ombre nascoste
Dissolte nel vento___________________________
Componimento ispirato alla mostra di sculture sonanti di Petruccio Sciola a Padova - maggio 2013
mercoledì 15 maggio 2013
PIANGERE
Piange Genova, i morti per una manovra sbagliata, seppelliti tra detriti, rottami e acque portuali.
Piange l'Italia, il lavoro del governo che si deve ritirare in convento per essere una squadra.
Piange l'Europa, che voleva realizzare il sogno degli imperatori del passato, ora divisa più di prima.
Piange la Terra, per una crisi che non passa, per un tunnel senza fine, dove all'angolo si scava già la prossima galleria.
Piange l'Universo. per i tanti relitti sporchi che non gli appartengono.
Piange la formica, per lo sforzo sovrannaturale a raggiungere quella piccola goccia di rugiada in cima al filo d'erba.
Quella forse sarà la sua salvezza.
(Pubblicato anche su: Diario di Brodo per www.licetti.blogfree.net)
Piange l'Italia, il lavoro del governo che si deve ritirare in convento per essere una squadra.
Piange l'Europa, che voleva realizzare il sogno degli imperatori del passato, ora divisa più di prima.
Piange la Terra, per una crisi che non passa, per un tunnel senza fine, dove all'angolo si scava già la prossima galleria.
Piange l'Universo. per i tanti relitti sporchi che non gli appartengono.
Piange la formica, per lo sforzo sovrannaturale a raggiungere quella piccola goccia di rugiada in cima al filo d'erba.
Quella forse sarà la sua salvezza.
(Pubblicato anche su: Diario di Brodo per www.licetti.blogfree.net)
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